Ferruccio Battolini 1987

Elisa Corsini: una scultura aperta alla luce e alle penetrazioni spaziali.

Nello studio di Pietrasanta patria degli artisti del marmo ( e non soltanto di quello), Elisa Corsini vive molte ore della sua giornata e qui è dichiaratamente serena ,felice, intenta semmai a controllare e incanalare, nell’alveo giusto, la sua ansia di analizzare e scomporre la materia con cui realizza le sue sculture.

L’atelier fa parte di un complesso – comunità di artisti d’ogni generazione e paese che si confrontano civilmente e si scambiano esperienze creative, sotto l’occhio vigile e capace dell’artigiano Giorgio Angeli, custode dei loro segreti ideativi e suggeritore di soluzioni tecniche sempre puntuali e sempre correlati ai singoli, peculiari intenti plastici.

La Corsini, spezzina di nascita e d’adozione, affronta il suo rapporto con i volumi con ottimismo e spirito giovanile, ormai padrona di un modulo e di notevoli nozioni esecutive, al di là degli stessi seri e impegnativi studi al Liceo Artistico di Carrara e alla locale Accademia di Belle Arti, grata ai suoi maestri, fra cui Ugo Guidi ed Emilio Greco e non dimentica della giovanile sbandata artistica per l’Antelami di cui, mi sembra, abbia voluto apprezzare il fondo plastico essenziale e l’ampia quanto sintetica significazione.

Salvo poche interruzioni per importanti eventi familiari, La Corsini opera per vari lustri nella scultura, informandosi sul piano dei principi, visitando mostre di rilevante interesse, frequentando, attraverso l’esperienza di lavoro, artisti come Noguchi, Nivola, Gonzalo Fonseca e C.G. Signori, partecipando sempre più al dialogo comunitario con Hilde Van Sumere, Ester Lapointe, David Logan,Capotondi, Giò Pomodoro, e scoprendo giorno dopo giorno un rapporto nuovo con la realtà e con le sue linee forza più recondite e misteriose.

Mette così insieme le nozioni che provengono dalla pacatezza didattica di un Guidi,i suggerimenti lontani di maestri ideali come Modigliani e Brancusi, le informazioni accurate sulle tendenze contemporanee, le risultanze di intense conversazioni con scultori e pittori come la Schloss, Vaccarone, Tomaino, per citarne alcuni. Assemblati intelligentemente tutti questi nuclei di esperienze e di stimoli intellettivi e umani, nascono le sue composizioni(sculture soprattutto ma anche acquerelli e disegni) che testimoniano non soltanto un impegno pieno e continuo, ma anche e soprattutto una voluttà di insinuarsi nell’essenza delle cose, di cui cerca di rilevare a suo modo ritmi, strutture e patrimonio etico- poetico.

Alcune opere che ho veduto nello studio di Pietrasanta (la prima scultura direi brancusiana, una maternità del 1968, “Gli Amanti”, “Femminilità”, “Sogno di Penelope”, “Canto Mattutino”, il bozzetto per i caduti di Genova – Voltri) mi sono rimaste nitidamente nella memoria, vuoi per la loro aperta dinamicità – con linee che tendono a salire forse per raggiungere una nitida purezza – vuoi per la morbida geometrizzazione. Ma vi sono anche da considerare l’equilibrio costante e risoluto fra spazio e forme, i contenuti sempre leggibili (ironia, dramma, improvvise spigolosità accanto ad altrettanto improvvise leggiadrie), la caparbia – lei stessa dice “ cocciuta”- ricerca del concerto di volumi architettonici tra rotture e ricomposizioni, spezzature e riassetti.

Ricordo che nel “77 fui invitato dalla Corsini ad esprimere un succinto giudizio sulle sue opere: credo d’essere stato troppo sintetico, anche se, rileggendo, mi sono accorto che non casualmente vi figuravano definizioni come “armonie”, “ondulati equilibri”, “ricerca di dimensioni”, “immagini solidamente modellate”. Allora presi, lo ricordo benissimo, l’impegno di approfondire alcuni concetti, cosa che volentieri faccio oggi soprattutto in occasione sia di un importante mostra personale, sia dell’inaugurazione del monumento alla Resistenza di Vezzano Ligure.

Che dire di queste “ forme in positivo” nate da urgenze e da genuini ritmi di immaginazione? Precisiamo subito che si tratta di strutture, come si dice oggi, “non consumate”, fra loro in piacevole conflitto, “in vitalità oggettuale”, da cui scaturiscono immagini organiche e gentili, rapportate con lo spazio in modo gradevole e risoluto. E anche là dove appare la razionalità del comporre è presente un’acuta, essenziale, sottolineatura emotiva. Forse tutto questo accade perché il raccordo fra ritmi e materia è concreto e dinamico, determinante ai fini della nostra assimilazione del messaggio. C’è, direi, un particolare “Gesto strutturante”espansivo, morbido e icastico nel contempo, esplicito e allusivo, reale e astratto. Un gesto che stimola gli stimoli diversi, che traccia un percorso vitale e libero, che suggerisce l’individuazione della centralità plastica. C’è insomma quella “continuità dialettica interna” per cui il già citato rapporto fra spazio e forme è presentato dalla Corsini come traccia di un dibattito pre – plastico ( precedente cioè all’individuazione concreta dell’opera), come ricerca di dimensioni inventate, come articolazione dinamica di un’idea.

Ecco perché, a ben guardare, non compare nulla di precario o di casuale: tutto anzi è definito( certo, non definitivo, ci mancherebbe altro) espresso con chiarezza, collegato all’evento- scultura, all’armonia dei segni delineativi e delle motivazioni di fondo. Al suo attimo ideativo segue sempre, come inevitabile arricchimento, un uso garbato, attento e talvolta “ sensuale” , dei materiali (il marmo rosa della castellana, nero del Belgio, nero di Colonnata e bronzo patinato nero) che sono amati nella loro innata progettualità e nella loro polivalente concordanza. Gli incontri plastici, così determinati, diventano anche suggerimenti di valori, recuperi di volontà etiche, affermazioni ideali: vedasi in proposito il monumento alla resistenziale di Vezzano, che tra le altre sue vitalità ne propone anche una intensamente inventiva, non disgiunta mai da un’intenzione palpitante e consapevole, quasi un lascito etico che si dilata nello spazio tra linee- scatto, curve e linee oblique, alla ricerca di un dibattito fra vita e morte nell’atto della sublimazione del supremo sacrificio.

Sia nelle sculture qui esposte,sia nel monumento, le forme sono dunque intenzione oltre che sintesi ritmica e sequenza di valori plastici primari; sono abbreviazioni “sentimentali”e di memoria storica (la resistenza come ansia di libertà e come messaggio universale) oltre che moduli raffinati e portanti. Sono insomma fisionomie materiali e morali che vivono nel loro incontro formale e meditativo e nella loro limpida e ritmata vita di superficie .Proprio nel monumento è ancor più leggibile l’intreccio fra naturalezza e strutturazione, fra intuizione e concretezza, fra passione e raziocinio: direi che sta proprio qui la validità dell’esperienza plastica della Corsini, che sa provocare attenzione e desiderio d’indagine (e non importa se la figuratività è ridotta) e mobilitare sensi e orizzonti mentali fra loro in subitanea sintonia, come si conviene ad una seria operatrice delle arti visive.

Per poter dare un giudizio su queste opere occorre leggere – ed è inevitabile e giusto che lo sforzo sia conseguenza di un impegno culturale – sia la “partenza emozionale”, sia gli ordinamenti costruttivi che proprio in quanto collegati con l’ardore della scoperta plastica, rivelano una non comune ed esplicita forza dinamica.

È una scultura, quella della Corsini, aperta alla luce e alle penetrazioni spaziali: tutto, i questi concerti formali, è umana ed esplicita espressione, anche là dove predomina una certa non – figuratività.

Le immagini che ne derivano non sono entità puramente descritte od occasionalmente astratte ma elemento plastico primario, nel segno di un’armonia profonda e coinvolgente. “Concretezza energica”, scultura mai statua fine a se stessa, forme concluse, “unità volumetrica”: ecco le caratteristiche di un discorso nitido ed articolato quanto occorre, entro cui la nostra scultrice ha esercitato e continua ad esercitare la sua curiosa intelligenza seguendo procedure formative che puntano su una coraggiosa quanto accurata sperimentazione. Una vocazione creativa ricca dunque di pulsioni ed emergenze, di tensioni e di atti, di proiezioni nel mondo infinito e incommensurabile delle intenzioni plastiche.