Nidi, trappole e fughe

La mostra personale “ Nidi , trappole e fughe” è la più recente, infatti ha avuto luogo dal 7 Agosto al 26 settembre 2010 a Pietrasanta.
Tema di questo suo nuovo lavoro è il “nido”, inteso non solo, nell’accezione più comune di rifugio ed accoglienza, ma anche come legame affettivo che, a volte si rivela limitante, una vera e propria trappola, dalla quale si vorrebbe fuggire.


Scrive Claudia Menichini per la presentazione della mostra:

“L’incanto si vede negli occhi dei bambini, tutto per loro è nuovo e meraviglioso, da uno stelo, da un insetto, da una pietruzza possono nascere storie e sogni. Riescono a guardare per ore il baluginare del sole su una foglia,un piccolo pezzo di vetro nasconde un mondo, un minuscolo insetto li affascina e sorprende. All’improvviso nella maggior parte di noi tutto questo scompare: cominciamo a vedere solo cose pratiche e banali,l’insetto non è più affascinante ma fastidioso, le foglie devono essere spazzate via, il pezzo di vetro gettato, non serve più a niente. Il dono è volato via.
Ma non per tutti è così. Alcuni, baciati dagli dei, non perdono questo sguardo, crescono, lavorano, invecchiano, ma vedono ancora con gli occhi incantati tutto ciò che li circonda, e spesso ce ne fanno dono, creando opere che richiamano la visione pura e meravigliosa dell’inizio.
Elisa Corsini è tra questi, con dolcezza e determinazione plasma, scolpisce, disegna, crea, perché un fremito torni a toccarci il cuore. Luoghi, sensazioni e animali, insieme a miti e leggende arcaiche, si ricompongono fra le sue dita, diventano materia di sogno e stupore .
In questa mostra in particolare il suo sguardo si è soffermato sui nidi. Il nido per Elisa è un oggetto fortemente simbolico, luogo di genesi e accoglienza, ma anche possibile prigionia, chiusura, rifiuto del mondo esterno. Elisa ha osservato, raccolto e accarezzato molti nidi, ha trascorso ore nelle straordinarie stanze della Specola, dove nidi e uova di uccelli di tutto il mondo sono racchiusi in antiche teche. Ogni piccola pagliuzza, ogni ramo, ogni filo, ogni foglia che si intrecciano miracolosamente leggeri e formali le hanno suggerito questo percorso. I suoi nidi si appoggiano a terra, si intravedono fra i rami; sono nidi dilatati che raccolgono cuori, nidi abitati da piccole lumache e uccellini di bronzo di raffinata fattura., nidi che avvolgono simboli di leggende antiche, nidi che diventano metafora della vita e del lavoro femminile, paziente e spesso segreto.

Nelle opere di Elisa ci sono i ricordi delle aeree e colte sculture di Fausto Melotti, delle crete e dei piccoli bronzi di Arturo Martini. La sua è scultura di narrazione, che scaturisce da una profonda sensibilità e arriva a toccarci l’anima, che supera lo sguardo ordinario per aiutarci a vedere ciò che non è, quello che vedevamo quando i nostri occhi erano ancora incantati