inaugurazione 16 dicembre 2016 ore 18.00 | fino al 19 marzo 2017

COMUNICATO STAMPA

La Spezia. Elisa Corsini. Scultrice, ‘la Scultrice’ della nostra città. Un mestiere raro e inaccessibile per una donna nata alla fine degli anni ’30 alla Spezia, territorio vocato alle arti visive ma meno avvezzo a quelle plastiche. È un omaggio dovuto, un’antologica che raccoglie tre dei momenti più significativi della sua ricerca artistica: le forme astratte, i lavori sui miti e sugli Etruschi, i Nidi e le Trappole.

Il geometrismo degli anni della formazione accademica lasciò presto spazio a una raffinata scultura dalle forme astratte, composizioni rigorose, compiute e ‘polite’ in modo classico. Rotondità, volumi morbidi e sinuosi che, se da un lato, subivano l’inevitabile fascinazione di Arp, Brancusi e Moore, dall’altro esprimevano la personale preoccupazione della Corsini di far vivere le forme nello spazio con la sola forza del valore espressivo della materia, a tal punto che le sue opere sono accomunate dal dono della monumentalità anche quando hanno dimensioni ridotte come pure dall’amore per i materiali, levigati e rilevigati fino a ottenere superfici perfette o contrappunti cromatici, finiture satinate, superfici graffiate.

La sezione in mostra dedicata ai miti e agli studi sugli Etruschi è da ricondursi alla recupero di una dimensione narrativa e della figurazione scaturito dal trasferimento dell’artista nel sud della Toscana, proprio in quella terra ricca di un passato storico e archeologico che si confonde con la fantasia. Le suggestioni inventive sono scaturite tornando ad osservare la realtà, ad indagare il mito, la storia e frugando nei ricordi lontani dell’infanzia, quasi a voler riannodare i fili delle emozioni sopite, delle modalità ludiche di appropriazione del reale. Sono sculture ‘alleggerite’, aperte allo spazio che le compenetra e le definisce, moltiplicando i punti di vista e lasciando percepire ciò che non vediamo ma sappiamo esistere al di là dello sguardo. È proprio il paesaggio dell’Etruria a fornire spunti creativi: con gli occhi dello scultore, le colline diventano linee ondulate, gli alberi forme flessuose con tronchi di bronzo e chiome di marmo, gli animali puzzles di pietra dai contorni metallici.

Nell’ultima sala entriamo in contatto con lo spazio più intimo e creativo dell’artista, quello dello studio qui – più che ricostruito – alluso con l’esposizione delle opere recenti e degli schizzi, gli immancabili disegni preparatori che precedono e fiancheggiano le realizzazioni plastiche. Si fa strada una preponderante presenza polimaterica, il ritorno a un astratto dalle forme nuove – talvolta aperte e collocabili nello spazio liberamente – e un senso del ‘monumentale’ che ha un sapore di eterno.